Vie della Bellezza

PROGETTO PROMOSSO DALLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

ESPERIENZE

Museo San Rocco: collezione DiART

Regione Ecclesiastica: Sicilia
Diocesi di Trapani
pubblicato il 08/06/2017

Nel 2012 il palazzo San Rocco di Trapani, che contiene al suo interno alcuni elementi architettonici della chiesa di San Rocco, viene destinato ad oratorio e polo culturale museale interdisciplinare, diventando la sede ufficiale e istituzionale del Museo San Rocco, ente che gestisce anche la Collezione DiART, collocata al terzo e quarto piano del Seminario Vescovile ad Erice Casa Santa, e la chiesa degli artisti S. Alberto, situata in via Garibaldi, nel centro storico di Trapani. La Collezione DiART è stata inaugurata il 17 aprile del 2004 dall'allora Direttore dei Musei della Città del Vaticano il dottor Francesco Buranelli. Essa conta circa 130 artisti di 22 nazioni per un totale di circa 200 opere. Il Museo San Rocco viene ad ospitare il nucleo più significativo della Collezione dando visibilità ad alcuni artisti importanti già storicizzati come Carla Accardi e Alberto Gianquinto, altri già affermati come Turi Simeti e Adrian Paci, altri emergenti come Minjun-kim e Jung Uei Jung. Ma ciò che caratterizza questa nuova fase del progetto è, più ancora del contenuto, il contenitore. Palazzo San Rocco è infatti nel cuore di Trapani, in via Turretta 12, all'angolo di Piazza Lucatelli e presenta delle suggestioni di natura architettonica uniche, legate, appunto, alla sua complessa storia di stratificazioni e aggiunte. Se, infatti, al piano terra le colonne dell'antica chiesa incassate tra i muri o collocate in mezzo alle stanze si perdono nel tetto, dalla parte opposta, al primo piano, spuntano dal pavimento i loro capitelli. L'effetto è straniante e suggestivo, in linea con il carattere imprevedibile dell'arte contemporanea. Il restauro realizzato per la costituzione della nuova prestigiosa sede espositiva riguarda in primo luogo il piano terra, dove fino a qualche anno fa, attorno al grande atrio colonnato, erano dislocati gli ambulatori dell'Istituto di Igiene e Profilassi. Eliminando le superfetazioni si sono riportati alla luce gli antichi archi, probabilmente quelli risalenti alla "Posta Vecchia", ricreando una sorta di galleria che partendo dall'atrio (a sinistra) ritorna all'atrio dalla parte opposta. L'atrio è stato trasformato in un luogo di culto, precisamente un Oratorio (a ricordo del primo Oratorio del XVI secolo donato dalla famiglia di Berardo Di Ferro ai Francescani Terziari Regolari), dalla capienza di circa 70 posti, con una piccola abside che accoglie un'immagine moderna del Crocifisso (opera di Marco Papa), cosicchè il museo appare come la continuazione naturale di esso per la sua funzione estetica, catechetica e didattica tipicamente legata ad ogni luogo di culto; la cosa interessante è che non ci sono porte tra l'oratorio e l'area espositiva del museo, quindi certezze di fede e ricerca religiosa dialogano simbolicamente senza barriere. Il centro del palazzo torna dunque ad essere la chiesa attorno a cui si snodano tutte le sue molteplici attività. Un fortunato ritrovamento ha poi consentito di recuperare nel sottotetto del palazzo un'antica statua secentesca (dall'abito francescano, probabilmente un sant'Antonio), che è stata collocata nella piccola sacrestìa; e dall'antica chiesa di Santa Maria di Gesù, è stata trasferita nella sua cappella titolare una bellissima cinquecentesca statua di San Rocco, per cui antico e contemporaneo dialogano e si confrontano all'interno dello stesso luogo di culto. L'Oratorio si presenta inoltre come polifunzionale, consentendo la realizzazione di eventi culturali che possano evidenziare la ricomposizione ideale tra culto e cultura, tra culto e vita reale. In occasione delle tre mostre del progetto POIEMA, con gli artisti Francesco Arecco, Marco La Rosa e Mattìa Novello e di quella di Adrian e Ferdinand Paci, si è aperto al pubblico anche il primo piano con il salone Giovanni XIII, la stanza dedicata a Mons. Alessandro Plotti che ha lasciato al Museo parte degli arredi della sua casa romana, e la piccola cappella che sarà dedicata a Santa Maria Odigitria. Ora è possibile ammirare gli antichi archi settecenteschi delle due navate laterali attaccati ai capitelli che spuntano dal pavimento, creando in questo modo una suggestiva atmosfera di sospensione.